Fatti miei

Mi riprendo la gentilezza

Durante le lunghissime passeggiate estive sul bagnasciuga di Riccione ho avuto modo di pensare, che la camminata in solitaria aiuta a fare il punto, e parlando di me, di noi, della situazione italiana, del mando del lavoro, delle difficoltà incontrate mi sono ritrovata a dire a mia madre “ si, è vero, in qualche modo ce l’ho fatta, ma questa vita mi ha cambiata. Sono diventata dura, respingente.”

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E questa cosa mi ha dato da riflettere perché io non ero così. Se ripenso  alla me stessa di una decina di anni fa, vedo una ragazza solare con qualche punto di ombra, non la persona astiosa e incazzata che talvolta mi guarda allo specchio. Sono sicura che di mezzo c’è stata la necessità di sopravvivere, le difficoltà economiche dei primi tempi, la morte prematura di persone che amavo che mi hanno completamente destabilizzata. So solo che ad un certo punto non mi sono più concessa di abbassare le armi  e per non soffrire troppo ho innalzato muri altissimi, diminuito l’empatia e centellinato le emozioni, sottraendo qualcosa soprattutto a me.

C’è una sostanziale differenza tra essere formalmente gentili, grazie-buongiorno-buonasera, ed avere una gentilezza che significa apertura verso l’altro, empatia, amorevolezza. La parola ne è una parte integrante, ma sarebbe misera cosa che se la gentilezza si fermasse qui. Certo il grazie è sempre utile, ma la deriva di maleducazione imperante, prepotenza e aridità delle relazioni richiede misure molto più drastiche. Se rispondo con rabbia ad uno che mi strombazza dietro appena scatta il verde, finisce che ci meniamo. Se mi arrabbio per ogni frase acida pronunciata da mia suocera, finisce che mi viene ( di nuovo) un’ulcera, se per ogni risposta cafona della receptionist della mia palestra rispondo a tono, anche la mia salute ne risente. Ma soprattutto non voglio che i miei figli perdano l’occasione di capire il valore della gentilezza. Un atto di gentilezza può cambiare una giornata e, certe volte, la direzione di una vita.

Ho bisogno di tornare ad essere gentile perché tutta questa rabbia mi ha preso più che dare e non sono più in asse e, francamente, sono anche stanca. E guardo le persone prive di gentilezza e le vedo così sole e tristi che mi è venuta una paura incredibile di trasformarmi in una di loro. Di quelli che calpestano tutto, che sono così convinte di essere sempre dalla parte della ragione che non sono più capaci di riconoscere un’occasione di cambiamento neanche se ce l’hanno davanti al naso.

Così, a piccoli passi, ho deciso di provare ad essere più gentile. Non prendetela per debolezza, quanto per una sorta di resilienza, un atto di rivolta contro la cattiveria e la brutalità che spesso ci circondano.

Io mi riprendo la gentilezza. Ne ho bisogno.

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Italian fashion journalist. Blogger @fashionblabla. Founder of #fashioncamp.