Shopping da viaggio
Avete presente dover partire e pur entusiaste del viaggio curato in ogni minimo dettaglio, siete avvilite alla sola idea di “devo preparare la valigia…”. Via allora con la conta dei giorni, quella dei cambi, valutazione approssimative di outfits da pomeriggio e da sera, domande amletiche del tipo “ porto via la bag giusta per questo minidress verde Pantone 3258 U? (si perché a volte decidiamo anche di essere estremamente tecniche…) si, ok, ma poi è un pugno nell’occhio se abbinata a quel delizioso abito chemisier blue turquoise che sta d’incanto sulla pelle abbronzata…..Insomma via con valutazioni e prove di abbinamenti finchè ci si ritrova con un letto a due piazze invaso da 32 outfits studiatissimi e altrettanti opzionali del tipo…non si sa mai….dovesse venire una tormenta di neve ad agosto come fare senza UGG e piumino da neve giallo chartreuse? per inciso, quello acquistato due anni prima ancora con targhetta e prezzo scontatissimo (chissà perché…). E, mentre sei nel bel mezzo di un vero “arrovellamento neuronale” alle tue spalle compare l’ombra del razional –cinico di turno che ti pone con sprezzo la domanda che tu non vorresti mai ti fosse posta: “scusa, ma quanti giorni devi rimanere fuori?” E tu, con un occhio al letto e uno al suddetto personaggio avresti voglia di rispondere “starò via tre settimane”, sapendo che le prime tre parole sono esatte….la terza purtroppo no….
Bene…allora un giorno di qualche anno fa ho deciso! Scelta ponderata ancor più di quella (remota ormai) della facoltà universitaria: porterò dietro una valigia che contenga sempre pochi, pochissimi “cambi”. Inaspettatamente il risvolto dell’ardua scelta si è rivelato essere piacevolissimo, perché si parte leggere e si torna stracariche…e vi assicuro che il cinicone di turno , sorella, mamma, fidanzato, marito che sia, alla partenza è sempre presente, ma al ritorno non c’è mai! Allora via allo shopping di autore e non, perché non c’è modo più piacevole di scoprire un mondo e una cultura che visitando “negozi”, e in questo sono bulimica, porto via di tutto! Non cartoline o sole foto , ma pezzi di una città e di una cultura che indossi, usi e riusi, lavi, asciughi e stiri e ogni volta la memoria corre a quel viaggio, alle sensazioni provate, ritorni al momento di quell’acquisto perfetto e ne ripercorri anche gli attimi successivi: la pausa in quel delizioso caffè…la cena nel ristorantino affacciato su quella piazzetta incredibile, le risate per l’acquisto davvero improponibile…. Lo shopping spesso funziona alla perfezione per conoscere un paese e i suoi abitanti, esattamente come conoscerne le tradizioni gastronomiche!
E ci sono posti che mi sono rimasti nel cuore… La Charlotte de l’isle, una piccola e sognante cioccolateria nel cuore di Parigi,così come Erik Linz nel Marais, che ti fa sentire come Audrey Hepburn con i suoi abiti chic parisien, ma anche Didier Ludot , o Te & Kaffi a Reykjavik in un ambiente modernissimo e luminoso servono un the eccellente e puoi acquistare articoli fantastici, Labour and wait a Londra in un East End promettente dove un banale acquisto diventa un piacere,o ancora What the butler wore con un fantastico vintage…insomma a volte il genius loci può nascondersi dentro un semplice ma godurioso acquisto! Che ne pensate?
Daria





