La Cave au Chocolat: un viaggio nel paradiso dei golosi

Nonostante Willy Wonka mi abbia sempre un po’ inquietata, sogno sin da bambina di poter vivere, anche solo per una giornata, in un mondo cioccolatoso dove tutto, ma proprio tutto, sia fatto di cacao.
Quando il mese scorso ho aperto il mio blog con il proposito di parlare di arte e cibo, mi sono messa in testa di trovare un artista che facesse del cioccolato una materia da plasmare, per creare qualcosa di goloso, soprattutto per gli occhi.

Dopo vario peregrinare l’ho trovato e con lui ho scovato anche un posto, proprio qui nella città in cui vivo, Milano, che raccontarlo è difficile, ma che a vederlo lascia a dir poco stupefatti. Il Willy Wonka della situazione si chiama Matteo Buratinello e lavora come Junior Sous Chef al Four Seasons di via Del Gesù. Ed è proprio qui che, tra le mura di quello che nel 1400 fu un convento e che ora ospita uno degli hotel più lussuosi della città (e non solo), ha realizzato, grazie a Sergio Mei, Chef del ristorante ‘Il Teatro’ (uno dei due dell’hotel), la Cave au Chocolat, aka una stanza interamente fatta di cioccolato.

Per convincersi di non essere in un film di Tim Burton gli occhi vanno strabuzzati almeno un paio di volte. Non farsi inebriare dal profumo magico del cioccolato, invece, è impossibile. Le pareti della Cave sono interamente spruzzate di cacao; appesi o attaccati ci sono bottiglie, bicchieri, grappoli d’uva e mattoni realizzati utilizzando il cioccolato plastico (ne conoscevate l’esistenza? E’ come il pongo, solo che è commestibile ed è fatto di burro di cacao – lo voglio!); nella stanza tre grossi botti poi ospitano ogni genere di delizia a base di cioccolato sia mai stata pensata da mente umana.

Durante la mia visita all’hotel ho avuto la fortuna di poter entrare là dove cotanta meraviglia (che poi mi sono mangiata) viene preparata. Nelle cucine, e in particolare in quella dedicata alla pasticceria che lavora un sacco prima del brunch, ma che proprio la domenica vive un attimo di riposo, vige tranquillità e serenità. Dimenticate Gordon Ramsay e chi, qui in patria, tenta goffamente di imitarlo! Le persone si parlano con rispetto e, pensate!, sorridono anche. Niente cucine da incubo, niente masterchef, ma solo delizie sfornate a nastro accompagnate da professionalità, sorrisi e un modo di fare decisamente umano.

Qui ho raccontato con dovizia di particolari il mio brunch che si è concluso con l’ennesima visita alla Cave (d’altra parte al Four Seasons ci sono andata proprio per questa stanzetta paradisiaca). Piatto alla mano e papille gustative eccitatissime, la mia scelta è ricaduta su una sacher preparata seguendo la ricetta originale della pasticceria viennese omonima, arancio candito ricoperto di cioccolato fondente, bastoncini al cacao amaro, crema al cioccolato bianco ricoperta di cremina alla fragola, fonduta al cioccolato degustata con fragole fresche, zenzero disidratato (la morte sua!) e marshmallow.

Parte della mia selezione alla Cave au Chocolat

Oddio.. non mi fossi sfondata con aperitivo, pane, primi vari, carne, pesce, uova, formaggi e salumi forse la Cave l’avrei anche svuotata. Ma tant’è… un brunch così non è cosa da tutti i giorni e tanto valeva provare un po’ di ogni.

Un consiglio: godetevi il brunch del Four Seasons non perché è fashion, ma perché è buono!

E poi… mi dicono che: nelle settimane della moda (donna), l’albergo diventa il ‘place to be’. Coloratissimo e pieno di gente, accoglie modelle, stilisti e prezzemolini vari al bar e nel foyer. Se siete da quelle parti, quindi, sapete dove andare.