Style

Firenze chiama, Scervino risponde


Cosa può esserci di più emozionante della sfilata di uno dei geni della moda italiana in quello che fu il luogo di elezione del rinascimento fiorentino? In tanti hanno già scritto della sfilata di Ermanno Scervino al Pitti, ma io vorrei raccontarvi con parole mie quello che ho sentito e visto ed elaborato. Firenze è meravigliosa e accogliente. Ti senti a casa a passeggiare nel meraviglioso centro storico che brilla delle luminarie delle feste appena trascorse. No qui non mi sento in una TAZ, mi sento al centro del mondo. Quel mondo a misura d’uomo che Milano si sogna e io con lui.  Una passerella rossa ci accoglie in Piazza della Signoria, dove una copia del David di Michelangelo campeggia all’ingresso di Palazzo Vecchio.  E’ tutto estremamente suggestivo. Dopo un rapido giro nel backstage, un paio di scatti e gli in bocca al lupo di rito ad un Ermanno visibilmente emozionato ( e chi non lo sarebbe?) Tamara e io entriamo nel Salone dei 500. Ora io non sono per i punti esclamativi, ma se dovessi dare una descrizione ermetica direi soltanto : WOW!

 

 

L’ illuminazione- chi è il light designer?- esalta i dipinti del Vasari e siamo tutti a testa in su e bocca aperta, anche perchè la  passerella in vetro fumè lunga 40 metri riflette il soffitto affrescato e la sensazione è di essere avvolti da tanta arte. Potrei cadere vittima della sindrome di Sthendal…Dopo una ragionevole mezz’oretta di ritardo in cui mi diletto da vip-watcher,  ( eh si, il più paparazzato è ancora Matteo Renzi assieme alla moglie Agnese in total look Scervino)  ecco lo show più atteso del Pitti. Lo stilista ha deciso di far sfilare qui la collezione uomo e la precollezione donna. Una scelta dettata sia dalla volontà di annullare le barriere maschile/femminile come codice dello show che di certo dal desiderio di rendere omaggio a Firenze, la sua Firenze, unica vera regina dello stile italiano.   Di certo deve essere stata una grande emozione. Lo è stata per me che ho seguito con attenzione una pre-collezione donna che mi ha incantata. Su tutto i look marinari e le gonne a ruota anni 50. La sfilata si apre con la tavolozza dei grigi. Le linee sono come sempre iperfemminili, ma il classico, nella sua accezione migliore di altissima capacità artigiana, regala dei capi che fanno sognare senza scadere in alcuna facile iperseduttività. I  cappotti con pelliccia, i morbidi abiti azzurro polvere, i neri che non sono mai colate ma interruzioni fatte di materico intreccio di tessuti, pelle  intagliata  con  ricami, il pizzo effetto vintage e per finire gli abiti a sirena, come quello splendido color avorio indossato in chiusura da Eva Riccobono sono un inno alla sensualità.


Sono come sempre più attenta alla donna che all’uomo, ma vedo che la collezione rimanda senza esitazione alla matrice stessa della tradizione del tayloring maschile. Ma lo fa con una spigliata eleganza, estremamente giovane, che miscela rigore e humour, forme dinamiche, molto assottigliate, revers contenuti, quasi sfuggenti per le giacche, capi accostati, che definiscono il corpo, pacati riflessi rock su grisaglie magistrali, sostenute da armature in neoprene e lievemente stretch. La palette scelta da Scervino si risolve praticamente in una triade di grigio. Su quasi tutti i capi c’è un giglio ricamato, ulteriore omaggio di Scervino a Firenze.

Dopo la sfilata ho avuto il piacere di condividere una cena speciale assieme a molti altri ospiti nelle sale di Palazzo Vecchio. Grazie a Filippa Lagerback per la compagnia e a tutto lo staff di Scervino perchè è sempre un piacere stare con voi. Il vostro modo di lavorare è lo specchio della serenità di questa azienda: niente isterismi, molto cameratismo e, ca va sens dire, grande classe.

Italian fashion journalist. Blogger @fashionblabla. Founder of #fashioncamp.

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