Senza categoria

Priscillized

Mentre su Milano calano le prime ombre della sera, si pestano i piedi per il freddo e idealmente le biglietterie s’intasano, i teatri si affollano e i sipari si alzano – o si preparano ad alzarsi su Priscilla il musical, volevate che le bambole non avessero niente da dire?

Lo sapevo che c’era, e con qualche sapiente connection l’ho ritrovata: una Priscilla doll one-of-a-kind*. Naturalmente uomo per quanto uomo possa essere Ken, brillantemente truccata, sontuosamente acconciata con un trionfo di fiori finti da bomboniera in proporzione perfetta (un Ken, come una Barbie sono in scala 1:6 rispetto a noi umani) e ciucciata in una di quelle tutone che neanche i ballerini di Raffaella Carrà negli anni ’70, eccola la Priscillona di vinile.

La realizzatrice, Catia Destro, l’ha presentata guadagnando il podio a Rimini nel 2009, in uno di quei doll contest ignoti al grande pubblico e adorati dai doll collectors in cui la creatività conduce a meringhe stucchevoli e a vette di pazzia e trasgressione nello spazio di un unico tavolo espositivo.

Priscillando al contest. OOAK doll di Catia Destro.

Ma il tema della drag queen doll è molto più esteso e profondo e mi piacerebbe tornarci. Perché per i creatori la doll en travesti può essere (e l’elenco è per forza ridotto) un cimento di bravura, un gioco d’identità, una sfida all’estetica corrente, una gay parade in scala ridotta, una provocazione strategica, un omaggio spettacolare, un gesto generoso, un liberatorio coming out.

Daniela Ferrando

* = in breve e in gergo OOAK

ph credits: Catia Destro, topocri2000

Copywriter & consultant, anomala collezionista di fashion dolls.Non accumulo bambole, ma cerco e promuovo segni della loro presenza nella moda, nella creatività, nelle sensitive issues del nostro tempo.

Comments (3)

Write a comment