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Per i tuoi larghi occhi -capitolo cinque-

Kristina T

 

Comincia così il racconto di Elisa. La sua attesa, i giorni a disperarsi. E come ne sia uscita, con una nuova corazza, nuovi sogni e un senso di vendetta a pomparle il sangue nel cuore. Niente più amore, per carità. Lei sa che, con chiunque altro, lei sarebbe come lui è stato. E non ce la fa. Moralmente, non ce la fa.
Via via che le sue parole scorrono insieme ai giorni bellissimi e falsi, alle promesse marce, ai vuoti di senso, ai cieli d’amore crollati d’improvviso, capisco perché è qui.
«Tu vuoi che io ti vendichi.»

«Forse. …perché quella faccia seria? Mica te l’ho chiesto. Però, pensaci: sarebbe divertente. Dopo V per vendetta, noi facciamo VV per vagine vendicative!»
«Ci sto.»
Elisa diventa seria seriamente.
«Accetta e sarà un nuovo inizio per tutte le donne come noi. Se lo fai -e ci riesci- noi due avremo cambiato il mondo. Non saremo più schiave nel mondo degli uomini, ma regine di seduzione con il tacco che mira al cuore di ogni infame.»
«E se non accetto?»
«Non lo farai: sai cosa significa soffrire per un uomo che ti ha illuso».

Elisa se n’era andata.
Io non ci avevo pensato troppo su. Il ruolo della vendicatrice non era per me. Troppo sbattimento.
Ma il giorno dopo, mi ritrovai alla macchinetta del caffè tre piani più sotto. Appoggiata al tavolino, dalla vetrata acquario sull’ufficio commerciale, adocchiai Ionas. Passava salutando le poche colleghe e le molte segretarie. Lo osservai voltarsi per una gonna fasciante a ginocchio. Lo vidi seguire, impercettibilmente, il passo svelto di una giovane stagista con un paio di ripide Mary Jane in vernice. Poi mi vide, sorrise, io risposi con un impercettibile sollevamento del mento, poi buttai svelta il bicchierino vuoto e ritornai al mio piano.
Perché no?, mi sono detta.
Il giorno dopo, alla stessa ora, tornai per il caffè nel mio osservatorio strategico sul mondo maschile.
Osservavo le donne con gli occhi di Ionas. E, in poche settimane, divenni tutte quelle che avrebbe desiderato avere. Riscoprii il piacere di mascherare il mio corpo in modo nuovo per sedurre un uomo sconosciuto. Mi divertii a reinventarmi femminile come non ero mai stata. Imparai a osservare le donne intorno a me con curiosità e le trovai incredibilmente affascinanti, generose nel mostrare tutto ciò che di bello potevano regalare al mondo, ogni giorno in modi nuovi, ognuna col suo stile, ognuna con un suo vocabolario articolato in fraseggi di abiti e punteggiato di dettagli e accessori.
Il mio guardaroba si attrezzò di capi dal vago sapore retrò: calze velate con la riga Philippe Matignon, reggicalze fatti confezionare su misura dalla vecchia merciaia sotto casa, bustier sottogiacca dalla Maison Margela, strizzacolli in seta Privee L’ux, scivolose camicette di raso maliziosamente tese sul petto, gonne a vita alta molto fascianti, un intramontabile bon ton italiano con qualche scivolone verso l’anteguerra francese.
Nelle giornate più radiose, forse con la voglia di uscire, avevo imparato che lo attiravano fantasie di fuga al parco. E allora eccomi, in pantaloni e sneakers chiare, giacca di pelle Cucinelli e l’immancabile camicia bianca. Era il suo colore, il bianco. Sul petto delle donne lo attirava come una calamita. Era il suo foglio immacolato tutto da scrivere, il suo candido petto d’oca da marchiare.
E fu in una mattina tiepida di inizio autunno, quando fuori c’è il sole e l’aria pizzica la pelle, che le cose andarono come dovevano.
«Ciao. Il caffè qui è il migliore del palazzo… immagino. Piacere. Io sono Ionas, commerciale isole».
«Ciao. So benissimo chi sei. Il caffè non è male, ma su questo piano mi interessa ben altro».

nadiolinda-riproduzione vietata

 

Italian fashion journalist. Blogger @fashionblabla. Founder of #fashioncamp.

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