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Non perché, ma purché.

mondo Tokidoki

Quando un caso dollculturale monta, la mia reazione tipica è non alimentarlo ulteriormente. Perciò non laikare, non commentare, non fomentare, non riprendere, non prendere troppo sul serio. Però questa faccenda semiseria della Barbie Tokidoki tatuata, “scandaloso modello aspirazionale”, merita due righe. È il classico caso della notizia non perché conti, ma purché se ne parli.

 

Tokidoki Barbie

Allora: impera sulle pagine dei quotidiani anche italiani e nei dibattiti virtuali l’indignazione partita dai genitori americani i quali vedono in questa bambola coloratissima, ironica e vistosamente tatuata un modello negativo per le loro bambine… come se le medesime non vedessero in TV e in piscina, per strada, alla spiaggia, sui giornali e sugli schermi del computer questo e altro. Come se le mamme e le sorelle di tante di queste bambine non vestissero già così senza spaventare nessuno. Come se le bambine non sapessero distinguere un giocattolo da una persona o una decalcomania sul vinile da un tatuaggio sulla pelle. Non sto facendo del benaltrismo.

La Mattel, anziché dire che anche questa bambola è un’operazione come tante altre, i.e. una collaborazione di design in edizione limitata per attrarre (= far soldi) il segmento altospendente dei collezionisti adulti, alcuni pericolosamente fashionisti ma dopotutto padronissimi del proprio budget, si è messa a scusarsi con toni acuti dicendo che “non è una bambola per bambine. E’ stata creata per i grandi”. 

Il pericoloso dragone tatuato…

Il designer di Tokidoki, l’italiano Simone Legno, chiamato in causa, fa scintille. La sua notorietà ha fatto un salto gigantesco. La sua creazione è sulla bocca di tutti – e nelle mani di pochi. La bambola da edizione limitata che era è diventata oggetto di ricerche isteriche all over the web. E vedremo a breve sul mercato secondario.

Quindi: polemica inutile sotto il profilo morale. Molto utile, nel senso di utili, sotto il profilo commerciale.

 Daniela Ferrando

PS: scritta un trimestre fa, scevra di polemiche, a pag 5 di questa newsletter, una descrizione della Tokidoki a cura di Marco Banfi, un doll collector che scrive per la community di appassionati.

ph credits: Mattel, shellyS

 

Copywriter & consultant, anomala collezionista di fashion dolls.Non accumulo bambole, ma cerco e promuovo segni della loro presenza nella moda, nella creatività, nelle sensitive issues del nostro tempo.

Comments (6)

  • Mi piace solo ricordare che ho fatto la mia prima intervista a Simone Tokidoki molti anni fa per l’allora appena nato “Rodeo” e che l’allora direttore non me la pubblicò perchè “questo è uno che non va da nessuna parte”.

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  • rimanga detto qui – con un certo gustino di soddisfazione.

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  • si e sai per quanto ci ho pensato perchè lui era all’inizio si era appena trasferito in America e avevamo fatto un casino per sentirci, mi dispiaceva che non potesse avere un po’ di visibilità ..Quindi una certa soddisfazione ci sta :-)

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  • sarebbe carino che ci leggesse :-) ridacchierebbe anche lui

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  • Dai ma sai che avrei scritto anche io un post su queste bellissime Barbie, Daniela? E’ già amore. Recentemente ho scoperto le Dollfie. Le conosci? Se ne potrebbe fare un pezzo, così come ho fatto per le Blythe, se il Direttore acconsente :) Questo mini mondo mi incanta sempre più…
    Un bacio a entrambe!

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  • cara Nunzia, le Dollfie non sono una novità! Il panorama delle bambole articolate chiamate BJD ( = ball jointed dolls ossia bambole a giunti sferici) ormai è ben oltre le Dollfie, con tantissimi marchi asiatici e non, con moltissimi creatori di pezzi unici… Incidentalmente ho mostrato delle Dollfie o ne ho parlato anche in qlche articolo della serie I-DOLLS e sul mio blog. Un articolo su qste dolls non dovrebbe essere troppo generico: cosa ti senti di fare? Conosci http://www.mymusemag.com/? è una rivista prodotta da ragazzi italiani con magnifiche foto di BJD, di Blythe e altre fashion dolls più o meno di nicchia. Scrivimi quando vuoi.

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