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memorie di una boutique per bene

 

tipologia n° 1 – l’apparenza non inganna
Tornata dalle ferie e riaperto il negozio, ho subito ritrovato quel familiare e confortante odore di  tessuti e polvere di via San Felice. Quello non lo dimentichi mai, ti si appiccica addosso e crea dipendenza.

Le scritte sui muri sono sempre più presenti e il caffè del bar è peggiorato.
Ci sono i saldi, gli ultimi, non vedo l’ora che queste cose colorate che ho davanti agli occhi da sei mesi vadano in mano a qualcuno, quasi quasi gliele regalo, ma non sta bene, non si può.
La mattinata scorre veloce, si vendicchia, ci sono i saldi al 70% vorrei vedere. Alcune delle mie clienti per bene della mia boutique per bene si affacciano per salutarmi e per accaparrarsi quello che un mese fa costava 3 volte tanto. E sono soddisfatte, come se mi avessero
fregata, e quella sì che è una soddisfazione. Verso le 11.00 entrano loro, la coppia Babele, si presentano ogni tanto e mi fanno rizzare i capelli.Lei sui 55, magrina, biondina, occhialuta, molto bon ton, troppo bon ton, con un nome da film con Alberto Sordi, si muove a scatti, i piedi un po’ a papera. Da ragazza sarà stata una ragazza sciapita ma molto molto per bene.
Lui sui 60, alto, bell’uomo, capelli folti a nuvola bianca, elegante, con tendenza allo sproloquio e anche un certo piacere ad ascoltarsi.
Li chiamo la coppia Babele perchè, non so per quale confusione linguistica o per quale nuovo teatro dell’arte dell’ostentazione, parlano fra di loro alternativamente in Italiano, francese e inglese.
Lui si siede sulla mia poltrona sentendosi un Cary Grant con la sua Barbara Hutton e lei inizia la sfilata. Indossando i capi e ancheggiando davanti marito che la osserva interessato con aria da gran consulente di immagine.
Di solito non sa mai cosa cerca, “questo è adatto per quel cocktail con…” “ma ti sembra? Con la gente che frequentiamo mi metto questo?” “questo in barca a Saint Tropez è un amore” “ma se sembro una vecchia rugosa”.
E va avanti per ore, fino a quando non mi ha completamente smontato tutti gli stand del negozio, disseminato il camerino (e non solo) di abiti e provocatomi un certo il tic all’angolo dell’occhio.
Il marito le comprerebbe tutto, ma lei non sa mai cosa comprare (maledetta).
Il marito esce a fumare, se potesse indosserebbe un loden verde anche in agosto perchè fa tanto uomo di classe.
Lei si riveste calpestando il cimitero dei vestiti che ha creato e mi fa: “Sa, ho pensato, se devo spendere dei soldi per questi stracci, tanto vale che mi vada a comprare un Gucci”
Ecco, vatti a comprare un bel Gucci e salutami la povera crista della commessa, che io qui ho un bel da fare per farmi passare il tic e l’emicrania.

Tamara Nocco

Italian fashion journalist. Blogger @fashionblabla. Founder of #fashioncamp.

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