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Burlesque in doll

Mai burlarsi del burlesque. Nemmeno quando si tratta di bambole! Ci sono bambole burlesque involontarie e bambole burlesque dichiarate. Tra lingerie e piumaggi vari, queste ultime possono anche mentire senza avere un filo di ironia. Per sedurre chi?

 

Noi andiamo per spunti. Non credo sia una forzatura dire che certi outfit di Barbie di quasi 50 anni fa ammiccano al burlesque, come Masquerade del 1963 in questo figurino. Tanto più che “ammiccano” vuol dire che io non ti ho detto niente e sei tu malizioso a capire così, perché Barbie è una signorina acqua e sapone che al massimo sta andando alla festa di Carnevale. Eppure. 

Burlesque dichiarate. Ci sono poi dolls di nicchia adorabilmente impertinenti, la cui fisicità stessa è ironia piena. Per esempio le di Pupe di Paul(a), aka Paola Cappelletti, agilissime e morbide perché fatte di filo di ferro e filo di lana, completate da dettagli ricamati e molto poco vestite con pizzi lustrini e glamourosità assortite frutto di ricicli e trouvailles intelligenti – una diversa dall’altra, perché sono piccoli pezzi unici desiderabili e capricciosi

Burlesque a volte. Ci sono dolls che nascono grondanti aggressività seduttiva, come le Fashion Royalty di Jason Wu, vere cult doll di un pubblico grandissimo. Hanno lineamenti di una bellezza teatrale, colpi marmorei scolpiti dal chirurgo plastico e lingerie fantastica, per essere undressed to kill. Ironia? Zero, si prendono sul serissimo. Solo qualche collector più maturo ogni tanto le fa giocare al burlesque, e meno male che non finisce qui.

Daniela Ferrando

ph sources: http://lepupepaul.blogspot.com/, www.mistergiuseppe.it

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Copywriter & consultant, anomala collezionista di fashion dolls.Non accumulo bambole, ma cerco e promuovo segni della loro presenza nella moda, nella creatività, nelle sensitive issues del nostro tempo.

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