PITTI UOMO N.82: LAGOS FASHION WEEK

Alla fine, Pitti Uomo è una fiera. Molto mondana certo, ma pur sempre una fiera dove lo scopo è convincere buyers e giornalisti con le novità della prossima stagione. In generale, tutti corrono. Qualcuno, come l’elegante Simone Marchetti, corre sul serio perché di cose da fare ne ha parecchie. Molti fingono di essere impegnati con l’immancabile cellulare e il sorriso d’ordinanza alla disperata ricerca di un Tommy Tom che li immortali. Il mantra sembra essere: poche chiacchiere, annotarsi tutto e cercare di non lasciarsi sfuggire nulla, anche perché appena girato l’angolo può darsi che vi imbattiate in una meraviglia inattesa, come le creazioni dei designer nigeriani della Lagos Fashion Week

Omoyemi Akerele ha selezionato i creatori esposti. Se il nome non vi dice nulla, allora è il caso di aggiornarvi: Omoyemi Akerele è una delle donne più influenti d’Africa. Avvocato, è stata per anni fashion editor di True Love Magazine, forse l’unico giornale di lifestyle con tirature notevoli redatto in Africa per l’Africa, per poi fondare nel 2010 il sito Style House Files, dedicato ai talenti emergenti del panorama moda nigeriano e non solo.

Con percorsi diversi tra loro, Lisa Folawiyo, Anita Quansah, Bridget Awosika, Lanre Da Silva Ajayi e Omer Asim hanno studiato -non necessariamente moda- e cominciato le loro carriere all’estero. Il che la dice lunga sulla difficoltà, per quanto si possa essere talentuosi e determinati, dell’intraprendere una professione legata alla moda in una nazione come la Nigeria, dove le priorità sono altre. Tra gli eclettici gioielli di Quansah, tribali solo nelle forme e il lavoro optical a colori vitaminici della label LDA, già conosciuta a livello internazionale, spicca la linea Jewel by Lisa con le sue rivisitazioni cromatiche del tessuto tradizionale nigeriano Ankara. Gli abiti aderenti e asimmetrici dalla palette neutra di Bridget Awosika e i completi black molto strutturati di Omer Asim non cedono troppo a tocchi etnici e questo potenzialmente li rende veramente globali. Se vi basta l’entusiasmo di Suzy Menkes come garanzia, per godervi una fashion week davvero alternativa, scordate Rio o Berlino e prenotate un biglietto aereo per Lagos. Io ci sto pensando seriamente.