Beata ignoranza

Fashion Groupie (e liste della spesa)

Ero troppo piccola negli anni ’80 per sapere com’era la Milano da Bere durante la settimana della moda ma, quando guardo i reportage dedicati a quell’epoca patinata e bugiarda, non mi è difficile riconoscere l’Eden: il luogo dove il peccato ha avuto origine.

Le modelle che si accompagnavano agli imprenditori nei dopo sfilata, i privè e le bottiglie di champagne, gambe lunghissime e lamè. Per pacchiano che fosse, era comunque meglio di quello che vediamo accadere oggi, che anziché ingannarci con l’illusione di farci transitare nella hall di un esclusivo albergo pieno di promesse, ci dà tutta l’impressione di lasciarci stazionare in una macelleria di qualche quartiere periferico.

Per la precisione, il mercato della carne apre ogni settimana della moda maschile, quando le nuove assatanate – che possiamo chiamare Fashion Groupie – scendono dai monti, dalle valli, o dai quartieri alti e concludono la transumanza appostandosi all’uscita dei backstage (roba da cacciatrici competentissime) e muovendo i primi passi verso la cattura della preda. Le tecniche variano dal quieto sbavamento e dalla silenziosa venerazione allo stalking vero e proprio, con vari gradi di pressing intermedio che richiedono doti multidisciplinari, grande volontà e coscienziosa determinazione.

Dato che però noi donne non vogliamo farci mancare niente, ma partiamo sempre dal peggio che abbiamo saputo imparare dagli uomini (aggravato dalla decadenza dei tempi e dalla nostra dedizione per il dettaglio), la storia non finisce certo qui. Alcuni addetti ai lavori riferiscono di un vero e proprio toto-nero dell’accoppiamento, dove gruppi poco numerosi ma ben assortiti di Fashion Groupie stilano elenchi precisissimi dei modelli che sfilano passerella per passerella, per depennare poi a fine settimana i nominativi di quelli che sono riuscite a concupire. La stesura di questi elenchi comporta non solo un reperimento ossessivo delle informazioni (che non si trovano certo con facilità), ma anche una certa dose di cultura (pare che siano redatti addirittura in ordine alfabetico).

L’appostamento fuori dal backstage è ovviamente solo la prima di una (brevissima) serie di mosse di seduzione (ho detto seduzione?!), perché a seguire ci sono i party furibondi che ogni sera riempiono i locali più esclusivi: una maratona per fisici allenati, menti toniche e cuori forti.

Che il modello concupito sia magari in condizioni etiliche tali da non avere discernimento, e che il giorno dopo non gli sovvenga nemmeno l’identità di colei che gli ha sguainato la spada, non è giudicata dal toto-nero condizione pregiudizievole per la conferma del punteggio: un nome depennato è un nome depennato. Certo, ci sono delle varianti sul prestigio (non calcolato tanto in base alla bellezza del modello quanto in base al cachet): ma al mercato della carne il prestigio non è giudicato un valore assoluto.

Se vi state domandando come fare a riconoscere una Fashion Groupie (visto l’enorme appeal scientifico che esercitano su antropologi e sociologi), sappiate che non sarà l’apparenza ad aiutarvi, soprattutto perché spesso non hanno cognizione oggettiva delle loro reali possibilità estetiche nel momento in cui si approcciano a degli adoni (quindi non è il caso di cercarle esclusivamente tra “le belle”, “le benvestite” o “le magre”). Vi aiuterà invece individuare quelle con lo sguardo da guerriero, pronte a perforare con un tacco gli arti inferiori delle rivali che minacciano la loro area di caccia.

Pensavate che i modelli, come i ballerini, fossero tutti gay? Vi sbagliavate. Certo, sappiamo di uomini che arrivano da tutta Europa per la settimana della moda milanese con lo stesso identico scopo: ma questa è un’altra storia.

Oggi celebriamo l’ennesima sconfitta delle donne.

È una delle figlie del Barone Rampante, quella nata il 28 Giugno 1974 sul ciliegio. Blogger, ha due libri e diverse collaborazioni all’attivo. Non sa nulla di moda.

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