Beata ignoranza

Fashion Blogger e vuoto pneumatico.


Quando il progetto di Fashionblabla stava prendendo corpo nel grembo della nostra direttrice e del suo team, l’Arianna Chieli se ne uscì con un annuncio su Facebook: “Conoscete qualche fashion blogger che sia in grado di mettere insieme tre parole di senso compiuto senza sembrare ridicola?”

 

Mi ricordo che pensai: “Ollamadonna che esagerazione!”

Non conoscevo ancora la realtà insidiosa dentro la quale la Chieli stava cercando di costruire un gruppo di lavoro valido. Fino a quando, un bel giorno, mi sono tuffata con Beata Ignoranza in Twitter: che più che un social network – per quanto riguarda la moda –  è un serraglio pieno di pollastre che si lisciano le piume una con l’altra.

Da Twitter ai blog il click è stato pressoché immediato, e lo shock culturale pure. Perché nel 50% dei fashion blog non si parla quasi mai di moda,  proprio no: ci si autoglorifica.

Il fashion blog pneumatico è la celebrazione dell’ego senza pensiero.

E se vi state chiedendo come si fa a riconoscere un fashion blog pneumatico tra quelli che invece fanno il loro lavoro a dovere, l’identificazione vi risulterà semplicissima: normalmente la tenutaria si fa ritrarre tutta capelli, tutta falcata o tutta posa, di dritto o di rovescio, di grandangolo o in inclinazione salva brufolo, con diversi outfit indosso. Stop.

E ricordatevi bene questa parola: “outfit”. E’ una delle poche che le blogger pneumatiche sanno usare con successo, e ve la faranno uscire da ogni poro per diarrea bulbica.

Non ci è dato sapere cosa si voglia esibire con questi blog: se esclusivamente la propria avvenenza o anche il talento (???) di saper abbinare scarpe + pantaloni + borsa + giacca senza sembrare un cassonetto (che poi è lo sporco lavoro che ognuna di noi fa ogni mattina prima di uscire di casa, con livelli di successo estremamente variabili anche a seconda del periodo ormonal-mestruale).

Lo scopo è probabilmente quello di passare per opinion-leader, darsi un tono e smettere di essere “La Qualunque”. Perché per il resto, che il dio dell’eloquenza abbia misericordia di loro. Quando si mettono a scrivere, tutto ciò che avevano costruito con le immagini si accartoccia su se stesso in un clamoroso crollo estetico.

Le più decorose si limitano ad elencare le griffe che indossano (benedette loro), ma le impavide si lanciano in descrizioni e racconti che, quando va bene, ricordano i compiti della scuola dell’obbligo. Il tutto attraverso la sfrenata usura lessicale di quelle cinque parole che hanno imparato in rete e che te la tirano frusta. Cosa? La misericordia, ovviamente.

L’aspirazione massima è probabilmente quella di diventare icone di stile (!!!). Quella immediata è indicativamente di ricevere in omaggio qualche pezzo da ultima collezione e fare da testimonial.

Ora io so quanto dev’essere stato certosino per la Chieli scovare, setacciare, selezionare in questo girone infernale chi avesse davvero la voglia e le capacità di parlare di moda,  magari senza limitarsi a fare lavori di alta sartoria coi comunicati stampa: taglia e cuci, taglia e cuci. TAGLIA. E. CUCI.

Sì, le pepite rimaste nel setaccio siamo noi di Fashionblabla.


È una delle figlie del Barone Rampante, quella nata il 28 Giugno 1974 sul ciliegio. Blogger, ha due libri e diverse collaborazioni all’attivo. Non sa nulla di moda.

Comments (3)

  • ah! che figata di articolo, finalmente una con le palle che dice le cose come stanno e non le solite ciccicoccò mielose e pallose. Torresani mi sa che comincierò a seguirti… buon lavoro!

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  • Sante parole, sempre attuali.
    Baci,
    Lau

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  • “Sì, le pepite rimaste nel setaccio siamo noi di Fashionblabla”

    E’ giusto essere concreti e analizzare un fenomeno, ma l’arroganza non è mai giustificata. Guardare le persone dall’alto in basso ti rende tale e quale a coloro che con tanto ardore critichi.

    Nel mondo dei “fashion blog” c’è una miriade di persone che non ha ambizioni professionali, a cui non interessa “essere guru” di nonsoqualereligione. Semplicemente si mostra alle amiche, magari lontane, condividendo i propri look (outfit), proprio perchè è quello che facciamo tutti tutte le mattine prima di uscire, ma condividerlo lo rende meno noioso e routinario. Magari a qualcuno viene in mente di abbinare quella cosa, che è nel suo armadio, in modo un po’ diverso.

    Questa guerra tra professioniste della moda quale arte scritta è ridicola. La moda si fa nelle aziende, non sui fashion blog. Ricordiamo che i blogger, anche i più quotati, indossano spesso quello che gli uffici marketing delle aziende hanno selezionato come prodotto da spingere. Quindi la loro influenza rimane una pura illusione.

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