Beata ignoranza

Opinioni: Stella McCartney contro l’industria del pellame.

 

La fashion designer Stella McCartney, vegana e ambientalista ha creato un video di sensibilizzazione in collaborazione con PETA, per segnalare che l’industria da abolire e boicottare non è solo quella della produzione di pellicce (in cui scuoiano gli animali ancora vivi, per vendere la pelliccia alle aziende di moda che la richiedono) ma è sopratutto l’industria del pellame, che inevitabilmente è legata a quella della carne. Ogni anno vengono maltrattati e poi uccisi tantissimi ovini e bovini (1 bilione), sottoposti a vere torture come castrazione, decornazione, taglio di coda, sgozzamento e anche in questo caso vengono scuoiati ancora coscienti. Ebbene, chi è ancora convinto che le torture conferite agli animali vengano fatte solo nell’industria delle pellicce può ricredersi! Strettamente legati a queste industrie sono paesi come l’India e la Cina, che non hanno giurisdizione in questo versante, e utilizzano anche pelli di cane e di gatto.

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Maggie ha trovato Maggie (e pare sia io)

Ricordo che quando il Maggie Contest è stato lanciato sul sito del FashionCamp ero a casa in infortunio per un incidente stradale: col collarino rigido, una sindrome vertiginosa insopportabile e il cranio dolorante (non so se per i troppi pensieri o per l’urto) mi sono messa davanti al portatile per provare a partorire qualcosa di decente da inviare alla giuria.
Quando poi ho saputo di essere tra le sette finaliste, quasi non mi pareva vero.
Lo ammetto: per ottenere voti non ho sempre giocato pulito.

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Charlie Le Mindu: lo shampista col pallino della poesia.

Charlie Le Mindu

Io che sono sempre stonata anche nella vita quotidiana, nel giorno in cui inizia la settimana della moda milanese  voglio parlarvi di qualcosa che è successo durante quella di Londra. A far chiacchierare e squittire le signore inglesi è stato, ancora una volta, Charlie Le Mindu: quel giovanotto francese espatriato in Britannia che non si capisce bene cosa faccia nella vita, se lo shampista o lo stilista.

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Il Burlesque: antidoto e rivoluzione.

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È  stato il Burlesque Award a dare a Milano la preziosa occasione di entrare in contatto con quest’arte colorata e ammiccante nel week-end appena trascorso: la città si è mobilitata, ha spolverato le piume, lucidato le ribalte e posato i bigodini, per proiettarci indietro di un secolo e salvarci. Perché è stata proprio questa l’impressione che ho avuto assistendo agli spettacoli: che il Burlesque possa essere il nostro salvagente.

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Sabato sono stata al Salon Parisien, in Via Ascanio Sforza, alla serata organizzata da Voodo-Deluxe e AngeliqueDevil: come se non fossimo sui Navigli del terzo millennio, il dress-code anni ’30 ci ha proiettato istantaneamente nei locali malfamati della Chicago proibizionista, tra pupe, gangster e marinai in libera uscita, creando subito il mood perfetto per le sfilate a seguire.

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Vogue e le PPB (Potenziali Puttane Benvestite)

Con l’aiuto del francese, di eleganti perifrasi e astute circonlocuzioni, appoggiato sulle stampelle della leggenda, della storia e della mitologia, Cunaccia se la cava bene nell’articolo pubblicato su vogue.it dal titolo “Berlusconi girls – le vorremmo vestite così”: perché sappiamo bene che uno dei compiti ingrati della moda è quello di rendere presentabile qualcosa che non lo sarebbe affatto. E dato che sappiamo bene anche che, spesso, l’abito fa il monaco, Cunaccia pare dirci: se proprio non possiamo liberarcene, almeno camuffiamole.

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